10/03/2020

ArteRaku Kobukan Roma

Appunti di un viaggio nella tradizione giapponese

In questo primo appuntamento del nuovo blog di ArteRaku.it, vogliamo condividere e raccontarvi le suggestioni di un breve viaggio nella storia centenaria delle discipline tradizionali giapponesi, viaggio che abbiamo potuto vivere come ospiti della festa per il xx anniversario del Dojo Kobukan di Roma

"Il viaggio più lungo inizia con un piccolo passo"

Così inizia anche il nostro: una mail, una telefonata e tre settimane dopo siamo in viaggio per Roma per il "Battesimo del Fuoco" e la presentazione dell'anteprima del nostro libro "Raku Dō".

Roma è grande quanto la sua storia e al nostro arrivo al Centro sportivo Green House sede della manifestazione, all'ombra di secolari pini marittimi, abbiamo avuto il primo contatto con le persone con cui saremo diventati presto amici.
L'aria è buona, le persone anche, e dopo mezz'ora stiamo già pensando ad una scusa per tornare presto a Roma.

Kobukan Dojo Roma
L'associazione nasce all'inizio del 1999 riunendo un gruppo collaudato di praticanti e cultori delle arti marziali tradizionali da anni presenti sui tatami italiani ed internazionali.

www.kobukan.it

Un giorno in più: una giornata con i samurai

Il ventinovesimo giorno di febbraio, un sabato, inizia presto e mentre noi allestiamo la piccola mostra di chawan (le tazze cerimoniali raku) e il forno per la nostra dimostrazione di cottura in notturna, fieri "samurai" in tradizionali kamishimo (l'abito in seta dei guerrieri) cercano la concentrazione prima della dimostrazione di arti marziali, colorati kimono indossati da donne elegantissime impreziosiscono lo spazio con ikebana moderni e bonsai secolari, due tatami e mezzo delineano lo spazio per la cerimonia del tè, la tradizionale Cha No Yu.

La Cultura giapponese non si studia, si vive

Iniziano le dimostrazioni, prendiamo posto tra gli spettatori ed entrano i "samurai": tutto si ferma, anche il vento che ha pulito il cielo dalle nuvole cariche di pioggia della sera prima; ogni gesto, ogni azione, ogni movimento è calibrato, essenziale, rigoroso; ci sentiamo spettatori all'interno di una rappresentazione del teatro e in un attimo siamo in un altro tempo, in un altro luogo, in un'altra era: "Ma siamo ancora a Roma? Nel 2020?".

L'impatto visivo è straordinario e ritroviamo, da spettatori, quello che abbiamo sempre condiviso nei nostri workshop.
Tradizione, storia, cultura, suggestioni e silenzio si fondono ed il risultato è un "momento" da vivere e condividere, un'istante che riassume anni di studi e di passione.
Della cultura tradizionale giapponese ci affascina la filosofia, il in ogni sua espressione, il pensiero che anticipa l'azione e il gesto che la compie; ma basta leggere del per capirlo?
Forse no, perché non basta parlare di tradizione senza averla vissuta in prima persona e per questo siamo felici di essere qui.

Terra, acqua, aria e fuoco

È sera, il sole cala, è tornato il vento, fa freddo e piove, la chawan di argilla è già a 1000°C, i quattro elementi - terra, aria, fuoco e acqua - ci sono tutti e tra pochi minuti si "sforna".
Leggiamo negli occhi di tutti la curiosità, la stessa che ha spinto i più a prendersi l'acquazzone pur di guardare da vicino l'estrazione dal forno del pezzo incandescente; il forno si apre, una ventata di aria calda investe tutti e rimaniamo avvolti nel leggero fumo prodotto dalla riduzione tipica della cottura raku perché la ceramica raku è qualcosa di fisico, è la materializzazione di un pensiero, di un'idea di bellezza diversa che trova i suoi fondamenti nell'estetica Wabi-Sabi.
Raffreddiamo la tazza nella rigida e profumata aria di Roma e, come vuole la tradizione, la doniamo a Silvia, la nostra ospite, per ricambiare, almeno in parte, quello che lei ha voluto regalare a noi.

"Il Battesimo del Fuoco": il workshop raku

Il nostro workshop, tenutosi domenica, si intitola "Il Battesimo del Fuoco" perché proprio di un battesimo si tratta: è una prima volta, una sorta di iniziazione durante la quale avviciniamo i partecipanti al concetto di come percorso, come via, come atto di conoscenza e apprendimento.
Dopo la breve lezione sull'estetica Wabi-Sabi, ogni partecipante ha scelto la propria tazza, o meglio, come ci piace ricordare, ogni tazza ha scelto la mano che la decorerà ed in un silenzio, come può essere quello di un monastero Buddista, sono iniziati i lavori di rifinitura e decorazione del pezzo.
Accendiamo il forno e le prime chawan, rigorose, austere e minimaliste tanto nella forma quanto nella decorazione, vengono portate lentamente in temperatura; nell'aria c'è un misto di tensione, ansia ed euforia: "Chissà come verrà la mia... E se si rompe?" questo è quello che si può leggere nei pensieri di tutti, ma poi sono gli occhi ed il sorriso di chi estrae la propria tazza per la prima volta a rispondere alla domanda senza bisogno di parole.

Conclusione

Raku, per noi, è questo: un nuovo ricordo, una nuova esperienza; è la meraviglia che si prova davanti a qualcosa di nuovo ed inaspettato, ma raku è anche Ji-nen, la capacità di cogliere la realtà per ciò che è, non solo accettandone transitorietà e impermanenza ma, in una visione Buddista della vita, ricercando proprio nella sua imperfezione la bellezza.

Per dovere di cronaca una tazza si è rotta, ma abbiamo promesso a Sabrina che torneremo a Roma con una nuova tazza in sostituzione... Vi abbiamo detto che avremmo trovato una scusa per tornare a Roma...

Dettagli e simbologia

L'hakama è la "gonna-pantalone" indossata dai samurai e come ogni elemento della cultura giapponese è ricchissimo di dettagli e simbologie;
le pieghe del tessuto, ad esempio, rappresentano i principi del Dō:

Jin (benevolenza)
Rei (gentilezza)
Gi (giustizia)
Chi (saggezza)
Shin (sincerità)
Koh (pietà)
Chu (lealtà)
Ringraziamenti

In questi due giorni ci siamo sentiti a casa e i nostri ringraziamenti vanno
al M° Fabio Bardanzellu presidente dell'Associazione Kobukan Roma,
a Stefano Farelli coordinatore ed organizzatore dell'evento,
a Silvia D'Amico del Centro Sportivo Green House di Marino (RM);
alla Mª Lucia Pierelli della scuola di Ikebana Sogetsu, a Fabrizio Petruzzelo dell'Associazione Roma Bonsai, al M° Gavino Fenu del Dojo Heki Danjo Masatsugo, al M° Fabio Mongardini del Dojo Shimabara, a Massimo Rossi segretario Itaria Nihon Tōken Kyōkai, agli allievi della scuola Bokushin Kai, alla Mª Emma di Valerio del centro Urasenke di Roma.

Un ringraziamento particolare va all'Ambasciata del Giappone e all'Istituto Giapponese di Cultura.

ありがとう

In mostra, in rappresentanza della collezione privata di chawan di ArteRaku.it, le opere degli artisti Samuele Bonomi, Chiara Arrigo, Giorgio Azzaretti.

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