non - Solo
non - Solo
dal 12/04/2026 al 30/04/2026
Spazio Thetis Castello 2737/f 30122 Venezia Venezia (VE)

Il progetto
Sabato 11 Aprile, dalle ore 18,00, inaugura “non – Solo”, mostra personale di pittura del duo artistico Fiedler O Mastrangelo, ospitata negli spazi di Thetis, nell’Arsenale Nord di Venezia.
Artisti in residenza presso Viafarini, a Milano, il duo espone simultaneamente in tre contesti: la mostra non Solo a Venezia; una partecipazione collettiva presso la Fabbrica del Vapore
nell’ambito della Milano Design Week; e un progetto espositivo site-specific negli spazi della Maison Giorgetti, in via della Spiga. Recentemente Fiedler O Mastrangelo ha preso parte alla mostra Murano Illumina il Mondo, allestita sotto le Procuratie Vecchie di Venezia, e ha esposto alla Biennale di Venezia in occasione del premio Artefici del Nostro Tempo.
Il progetto prende forma attorno a una domanda radicale: cosa significa restituire alla parola la sua dimensione originaria di forza generativa, in un tempo in cui il linguaggio rischia di dissolversi in una logica algoritmica.
Il lavoro dei due artisti si definisce attraverso una posizione contemporanea netta che vuole riportare la parola al suo corpo e riconoscere che l’origine del linguaggio non sta nella comunicazione, che può essere ingannevole, ma nella creazione.
Il processo creativo
Al centro della pratica si colloca un’asimettria tra sapere e apertura all’ignoto. Il percorso linguistico-concettuale che precede la scelta delle parole è complesso, stratificato e si fonda su una ricerca rigorosa che si misura umilmente anche con il dizionario come strumento primario di estensione della mente.
Questa logica interna rimane invisibile. La parola, nel momento in cui viene pronunciata, arriva come un suono che irrompe senza un prima con un significato già depositato ma non dichiarato.
L’opera nasce nella frattura tra intenzionalità e ascolto, tra vibrazione della parola e sua traduzione visiva. Il segno sulla tela registra la collisione tra un linguaggio che porta in sé una storia segreta e un corpo che lo riceve come se fosse pronunciato per la prima volta.
I fondi monocromatici
I fondi monocromatici rappresentati da blu intensi, verdi compatti, rossi densi, cobalti stratificati, definiscono il territorio primigenio nel quale la parola prende corpo. La materia cromatica si configura come superficie, profondità e soglia, uno spazio che accoglie e attiva l’attraversamento.
La polisemia come principio epistemico
La relazione tra parola e segno si articola attraverso una tensione aperta. Ogni elemento mantiene una propria autonomia e genera uno scarto che fonda la dimensione dell’opera.
La polisemia emerge come principio epistemico: condizione strutturale del linguaggio. Ogni parola attiva una pluralità di significati, memorie, associazioni, risonanze che il gesto rilancia senza esaurire.
L’opera si costruisce nella proliferazione e nella molteplicità, assumendo la complessità come forma di verità.
«La logica che precede l’incontro tra gesto e parola rimane invisibile allo spettatore perché è una struttura sotterranea, un percorso che appartiene soltanto alla fase di ricerca: i segni sono punti di accesso e le parole, soglie concettuali. Il significato è uno spazio aperto nel quale ogni sguardo fa emergere connessioni e possibilità distinte.»