Dialoghi II

Gabriella Locci versus Salvatore Ligios  dal 16/05/2024 al 30/06/2024

Vigne Surrau località Chilivaggiu Arzachena (SS)


Dialoghi II ..."l’intreccio delle due melodie visive non av- viene solo a livello tecnico/formale ma si annoda, ulteriormente, sul piano contenutistico e simbolico. Si tratta, infatti, di due storie umane e artistiche che di dipanano in un racconto sublimato per immagini, interiorizzato e sofferto quello di Gabriella Locci, quasi un romanzo di formazione quello di Salvatore Ligios. A legarle il fattore temporale che, per entrambi, è un tempo che cuce e ricuce, dà forma, lascia segni, tracce e vuoti, molto spesso ferite e cicatrici in cerca di suture.
Trattandosi di conversazioni è scontato il raffronto tra arti figurative e fotografia che, del resto, ha origini lontane e che vede quest’ultima in un primo tempo succube ma, successivamente, determinante nello svecchiare la pittura dai canoni accademici ottocenteschi. È agli inizi del XX secolo, con i vari movimenti avanguardistici, che le due realtà cominciano a confrontarsi e a ibridarsi seppure, va detto, tali processi siano sempre stati peculiari più degli artisti visivi che dei fotografi, i quali hanno mantenuto e continuano a mantenere una diffidenza piuttosto ostentata e un certo fastidio nell’essere definiti “artisti”.
Ciò premesso è palese che, pur in ambiti diversi e con i tempi lenti della prassi incisoria e l’immediatezza dello scatto fotografico, pur se preceduto da momenti più o meno lunghi di preparazione, vi è stata da parte dei due la volontà di instaurare una “corrispondenza” non di amorosi sensi quanto di sguardi furtivi e ammiccamenti reci- proci verso la ricerca di ciascuno, sia sul piano estetico sia su quello contenutistico.
La disposizione alterna delle opere in catalogo è la conferma di questa sorta di dialogo segreto o, sempre per restare in metafora, di controcanto. Le prime proposte, La forma del tempo I di Gabriella Locci e Il giardino di Pastorello di Salvatore LIgios, hanno entrambe una sorta di dimensione aurorale: l’incisione parte dalla sua fase primaria, dalla matrice, capace di trasformarsi nel tempo, un tempo finito e tuttavia destinato a generare nuovi e infiniti racconti mai identici e modulati in sottili e, spesso, imprevedibili variazioni; anche la fotografia racconta di una iniziazione al mondo della visione tramite acquerelli e disegni a china e di una passione, da parte del futuro fotografo, per uno dei massimi maestri della pratica incisoria, Albrecht Dürer, poi ritrovato ed evocato in un’immagine fotografica all’interno del giardino di un altro artista, quasi un’apparizione o, forse, la consapevolezza di aver acquisito nel proprio DNA quei potenti segni iconici, assoluti e fondanti....
...E così, punctus contra punctum, la conversazione tra Gabriella Locci e Salvatore Ligios continua, in un confronto solo in apparenza impossibile e, invece, ricco di tangenze attraverso quel B/N capace di sondare profondità inesplorate e sofferte voragini dell’anima quanto la quotidianità che ci circonda nella complessità del reale.
In questo sottile gioco contaminativo nelle incisioni compaiono grumi di figurazioni che alludono a parti anatomiche lacerate o eroticamente connotate, ad antri e rifugi uterini, talvolta lettere alfabetiche evocanti storie e memorie individuali e di un’Isola, anch’essa terra d’ombre e di mistero. Le fotografie, viceversa, insolitamente percorse da vibranti e baluginanti testi scritti, a potenziarne la valenza di diario intimo e programmatico al contempo, sono luoghi di storie e di incontri fatali e di altrettante fatali passioni: per i cavalli, per le tradizioni e per le con- traddizioni di una Sardegna amata e raccontata con un disincanto intriso di malinconica poesia, oltre gli stereotipi, oltre le banalizzazioni folkloriche e, talvolta, con sottile e amara ironia." (Dal testo in catalogo, PUNCTUS CONTRA PUNCTUM, di Ivo Serafino Fenu)


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