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HO SOGNATO IL MARE.

Arte&Vino  dal 02/05/2015 al 05/09/2015

Az. Agr. Edi Keber Zegla 17 Corm#242;ns (GO)


HO SOGNATO IL MARE. dal catalogo:
HO SOGNATO IL MARE.

Calma piatta sui Mari di Mauri.
Mare disteso e tranquillo, epurato da ogni cliché pateticamente romantico, che lo voleva procelloso e rovinoso.
Mare senza più Sturm e senza più Drang.
Anti-romantico e anti-naturalistico, inevitabilmente, è il mare di Armellin.
È un mare che certamente l’artista ha visto, ascoltato e respirato, forse nuotato, magari bevuto, ma che ora - nel rievocarlo - fedele al suo modus operandi, egli compendia e distanzia in una griglia di fettucce e riquadri di kleeiana ascendenza.
E già sembra scomparso ogni palpito ed ogni alito. Mare più in vitro che in vivo, quasi sintetizzato in provetta.
Dalla stilizzazione grafica Armellin passa poi alla stilizzazione cromatica, dal disegno a mano all’elaborazione al computer: le linee nere di contorno, si riempiono ora di piatte campiture colorate, selezionate dalla palette digitale.
E così, dribblando tra Pop ed Op, il computer totalmente prosciuga l’immagine, la sintetizza di nuovo, non già in vitro, in silico.
Eppure l’incanto non manca. Anzi, si incanta l’incanto, nella fermezza stupefatta dell’icona, come in una sognante fiaba d’oriente.
Ci incanta nel cielo di velluto punteggiato di stelle, nella luna tonda tonda, nei riflessi che si rifrangono prismaticamente in tutte le varianti del blu: verde, turchino, oltremare, violetto.
Ci incanta nelle barchette gialle, ancorate all’orizzonte, gioco bambino, che è galleggiante metafora dell’umano esistere, solitarie o accoppiate: l’io e il tu nel mare della vita.
È un vivo filtrato quel mare, filtrato in vitro, filtrato in silico, dalla memoria e dal sogno. Viaggio mediatico e viaggio interiore. È passato che si proietta al futuro, è ricordo che si fa desiderio.
È acqua mediterranea, distillata e sigillata in un intarsio neobizantino, quasi
a proteggerne e a preservarne la pura, minacciata bellezza. Estremo salvataggio ecologico che l’arte fa alla natura.
Travasati tra nostalgia ed utopia, quel mare e quel cielo comunque non appartengono più al nostro tempo. Ma quando, senza altre presenze, riempiono il quadro, e - come in un Klein rattoppato - gli azzurri non lasciano più una via d’uscita, allora l’unica possibilità che ci resta è immergersi in quella azzurrità...
E quel mare diventa il mio mare: dal passato e dal futuro rifluisce al presente, riempie il mio occhio, e ancòra - in questo mare - m’è dolce il naufragar.

Stefano Pillon



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