Stauros

installazione  dal 15/03/2008 al 13/04/2008

  Sabbioneta (MN)


Stauros La Croce, “segno” tra i secoli e icona della contemporaneità


I simboli sono figure storiche e culturali. Hanno significati profondi, complessi, e la loro comprensione non si esaurisce ad un primo sguardo, nella ricerca di una definizione.
La descrizione di un simbolo richiede perciò uno sguardo stratificato, un’osservazione sul movente della sua ripresa, della sua storia e della possibile attualizzazione.
Il simbolo è anche modello di conoscenza, invita a porsi domande, recupera il valore descrittivo e conoscitivo dell’oggetto e del suo valore.
La croce è tra i simboli più antichi, ed accompagna da sempre il genere umano. Possente segno d’unificazione, è simbolo religioso, araldico, talismano, amuleto antico usato come segno di protezione.
Allude all’albero della vita e simboleggia l’unione dei contrari, è punto d’intersezione tra la forma del cielo, esemplificata dal cerchio, e di quella della terra, quadrata. Pianta stessa dell’architettura ecclesiastica, la croce è asse del mondo, perché chi la traccia si orienta verso i quattro punti cardinali e si pone al centro del cosmo.
Nella croce si collega il cielo con la terra; si intersecano due elementi della stessa natura, legno su legno o ferro su ferro; la croce taglia e ordina lo spazio in relazione ad un punto.
Segno iconografico, immagine mistica del sacro legno, unione degli opposti, assume spesso la potenza archetipica del centro. Con i suoi bracci aperti verso l’esterno sembra dare una misura al mondo e come simbolo è forte, totalizzante, emana e diffonde, raccoglie e trattiene.
La croce è anche quella tracciata dall’esperienza del corpo, con testa eretta e piedi tesi, braccia ricolte all’infinito.
Le credenze popolari hanno diffuso storie in relazione alla fabbricazione della croce e del legno da utilizzare, a partire dall’olivo e dal cedro, gli alberi che più spesso si collegano alla sua costruzione.

La percezione di questo segno universale deve escludere un atteggiamento da astante, da spettatore, ma esigere una partecipazione attenta, per muovere un’esperienza sensoriale profonda, che non necessita di concettualizzazioni.
E’ senza dubbio un simbolo denso di rimandi, di forte suggestione, e ognuno ne ravvisa, interiormente, il senso della sua valenza visiva. Il modo di porsi davanti ad una croce e come la si accoglie può riguardare non solo la conoscenza di dogmi o ideologie, ma la sfera delle emozioni, o delle intuizioni.
La comprensione sul piano irrazionale delle forme, dei segni che caratterizzano la tipologia della croce si attua, perciò, attraverso non solo la visione, ma anche l’ascolto di questo simbolo a tutti familiare. La croce è, infatti, rappresentazione, immagine, nella quale si concentra una complessa stratificazione di senso.

Giuliano Ravazzini riflette sull’emblema della croce. E’ motivato ad indagarne il senso profondo ed ‘universale’, che è proprio della croce fin dalla sua apparizione, circa 3000 anni fa, e già rappresentata, ad esempio, nell’epoca dei sumeri come segno cosmico relativo al sole, al suo corso e ai quattro punti cardinali.
Le sue croci si spogliano del superfluo, e trovano espressione nei materiali più svariati. E’ la croce come segno, simbolo originario, formato da semplici bracci, forma essenziale e pulita capace di evocarne la storia, di richiamare la presenza del Cristo Crocifisso ma non solo. La croce come forma arcaica e archetipica arrivata fino a noi e ripensata da Ravazzini nei suoi tipi ed estrinsecazioni.
L’artista si misura, dunque, con un’icona intessuta di complessi rimandi, ne rimodula il significato, la attualizza e la riporta all’oggi.
Il simbolo della croce è immagine che richiama altre immagini, è traccia di un oggetto che conduce ad altri codici, segni, espressioni.
Nel suo lavoro la rappresentazione della croce significa passaggio da una dimensione simbolica ad un’altra. Rappresentare non è imitare, non è recupero formale, ma è alludere ad un’altra dimensione, ad un universo di significati, richiamati e letti secondo un differente punto di vista e una nuova sensibilità.
Ravazzini compie un complesso lavoro di ricognizione tra le tipologie e le manifestazioni di tale immagine, per realizzare opere ricche di nuove suggestioni.

Molti ricordi intorno alla croce hanno concorso al suo alto valore simbolico.
Segno di fede nella maggior parte dei casi, perché ricorda l’obbedienza di Gesù, è anche simbolo di onore, perché la cristianità rende omaggio a colui che ha saputo morire sulla croce. Per analogia è anche forma di merito, di valore in guerra, e si usa accordare tale emblema come segno di alta onorificenza.
Le opere di Ravazzini compongono un insieme variegato di espressioni, dalle croci d’onore, come la croce ansata di origine pagana, segno d’eternità presso gli Egiziani, ripresa dai cristiani per simboleggiare la vita eterna; la croce carolingia, la prima croce da processione portata davanti a un papa di cui si ha menzione, la croce di Malta, insegna del primo ordine religioso e militare delle crociate, una croce greca con i quattro bracci allargati alle estremità; la croce celtica, che rappresenta l’universo; la croce degli ortodossi, con tre braccia orizzontali di cui la terza obliqua; la croce degli ugonotti, simbolo dei protestanti, che porta come pendaglio una colomba, la croce uncinata o svastica, originaria dell’Iran, la croce di Sant’Andrea che è a forma di X, la croce latina e la croce greca, dalla forma più semplice -due legni che si incrociano- a quelle più complesse, con bracci a terminazioni lobate o modulate internamente.
I formati delle croci sono differenti, da quelle che rimandano alla devozione privata a quelle di dimensioni maggiori, composte in diversi legni, in metallo o in lamiera, in gomma, ricoperte di uno strato di catrame che dà particolari effetti cromatici, oppure realizzate in carta e rese coloristicamente con i colori degli ossidi e gli effetti della pioggia, o con la forma di un mandala di sabbia che reca quattro croci al suo interno, allusivo alla storia di Sabbioneta, luogo sottratto alle sabbie.
Croce come segno destinato a durare nel tempo oppure simbolo effimero, cancellato dal vento o sottoposto ai fenomeni atmosferici, ma così intenso da incidersi nell’interiorità.
E’ il materiale con cui sono realizzate queste croci che assume un rilevo particolare, da cogliere per intuire il valore di queste opere. Attraverso le ossidazioni, le calcificazioni, le abrasioni, le crettature del legno, le rotture e i bordi un poco consunti, l’artista riesce a trasmetterne il senso della lunga storia, la sua rilevanza simbolica, perché segno potente che attira, capace di calamitare lo sguardo.
L’artista spoglia dunque l’oggetto da tutte le possibili aggiunte e caratterizzazioni, riprende la forma essenziale e ci riporta al passato, per evocarne il ruolo e la funzione attraverso i materiali delle opere.
E’coniugando questi due aspetti, simbolo e tempo, che le croci acquisiscono una particolare risonanza. E’ la “storia” che emerge se si osservano queste croci, semplici forme capaci di trasmettere vibrazioni.
Il colore con il quale sono rese queste opere è aspetto interessante: Ravazzini utilizza spesso colori monocromi, poi deteriorati dagli agenti atmosferici. Le superfici dei bracci delle croci sono mosse, con effetti di calcificazioni naturali, inscurimento e variazioni tonali.
Anche il tempo ha valore emblematico e concorre a riportarci indietro, “dentro” la storia, poiché ha infierito sulle croci, ha agito a lungo sul legno abraso, quasi fossile, ha lasciato le sue tracce di ruggini ed ossidazioni sui metalli.
La materia è elemento affascinante, proprio perché densa di rimandi al tempo.
Croce, dunque, come emblema “vissuto”, simbolo rivisitato e portato alla nostra contemporaneità, segno che proviene da lontano, testimone di eventi, come può essere anche un semplice ciondolo a forma di croce, spesso in oro, espressione di momenti significativi della vita di ognuno.

Coabitiamo con simboli e con immagini, ma nessuno di loro ha un significato definito, fisso, perché si rimodula e si modifica nel variare delle relazioni con gli uomini, e di questi con il mondo circostante.
In questo nuovo rapporto col simbolo della croce si concentra il lavoro silenzioso, personale, condotto da Giuliano Ravazzini per attribuirgli nuovi e densi significati. Le sue opere si offrono alla nostra percezione ed esperienza, e sono spesso così intense nella loro costruzione, spoglie e asciutte nella loro resa, che è difficile non avvicinarle al misticismo.

Egle Prati











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